La fibra di bambù per gli indumenti infantili

Negli ultimi anni vanno diffondendosi i capi di abbigliamento per neonati e gli accessori realizzati con il filato di bambù; i pareri in merito sono discordanti: c’è chi li accoglie perché morbidissimi e chi li condanna come carichi di sostanze chimiche. Ma chi avrà ragione? Proviamo a conoscere più da vicino questa fibra, per fare un po’ di chiarezza.

Il filato di bambù è composto dalla fibra legnosa della pianta, che può essere estratta in due modi differenti:

  1. esponendo steli e foglie all’azione di enzimi che frantumano naturalmente le pareti; le fibre vengono poi pettinate e trasformate attraverso diverse lavorazioni: in questo modo si ottiene un filato pregiato e resistente, senza l’utilizzo di componenti chimiche.
  2. una lavorazione chimica per cui, attraverso un processo di candeggio e l’utilizzo di sostanze leganti, si ricava una fibra di cellulosa: in questo modo si ottiene la viscosa di bambù, attualmente prodotta solo dalla Cina che ne detiene il brevetto. Purtroppo, per unire e compattare i componenti vengono spesso usati solventi chimici che nuocciono gravemente alla salute, perciò è bene controllare le certificazioni dei produttori soprattutto del tessuto di viscosa di bambù.

Dalla canna di bambù si possono quindi ottenere due filati: la fibra di bambù, che è un filo resistente come il lino, ma molto più soffice, solitamente estratto con metodi naturali, oppure la viscosa di bambù, una sorta di cellulosa molto morbida ma più cedevole della precedente (infatti viene spesso usata per produrre indumenti elasticizzati), che spesso è realizzata attraverso l’uso di componenti chimiche dannose. È chiaro quindi che se voglio acquistare indumenti in viscosa di bambù controllerò maggiormente le certificazioni del produttore, per esser certo di acquistare un capo sicuro per il mio piccolo. Inoltre, essendo le caratteristiche dei due filati differenti, se devo acquistare una tutina elasticizzata potrò stare sulla viscosa, ma se cerco per esempio una fascia portabebé che sostenga bene il suo peso ne cercherò una in fibra di bambù.

Ma perché scegliere questo materiale per i capi di vestiario (soprattutto dei piccoli)?
La fibra del bambù è cava perciò:

  • trattiene il calore in inverno e il fresco in estate,
  • assorbe molto bene l’umidità e la lascia evaporare velocemente,
  • garantisce uno schermo totale dai raggi UV ed è una fibra molto elastica,
  • il tessuto che ne deriva risulta morbido e setoso

Il bambù è antimicrobico e ipoallergenico e questo grazie a un elemento antibatterico naturale (bambù-kun) contenuto nella fibra e resistente anche dopo 100 lavaggi. Per questo motivo e per la sua grande assorbenza e dispersione dell’umidità, è spesso usato nella produzione di materiali sanitari, abbigliamento intimo e neonatale, asciugamani e pannolini lavabili.

Il bambù cresce soprattutto nei paesi tropicali; la sua coltivazione non necessita di fertilizzanti chimici e migliora i terreni su cui viene effettuata. La pianta è inoltre totalmente biodegradabile; per tutti questi fattori, la coltivazione del bambù è altamente sostenibile.

La fibra di bambù è quindi resistente ma morbida, fortemente antiallergenica e termoregolatrice e la sua coltivazione fa bene al terreno: una scelta che, se fatta con consapevolezza, risulta delicata verso le pelli dei più piccoli quanto verso il mondo.



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