Tacchi o tacchetti?

Il campo è uguale a quello dei maschi, il pallone idem, stesse regole, e pure le scarpe, ma il calcio al femminile, in Italia, è quasi all’anno zero.

Per capire meglio il movimento, diamo qualche cifra. 
Il numero delle tesserate in Italia è cresciuto del 72% negli ultimi sei anni, raggiungendo nella stagione 2014/15 le 20.563 unità.
Il numero di giocatrici “senior” è più elevato di quanto non si tenda a pensare; sono 10.758 le tesserate under 18, ma ben 9.805 quelle oltre i 18 anni di età.

Purtroppo la posizione dell’Italia nel ranking FIFA del calcio femminile è 13a; non abbiamo partecipato ai recenti mondiali svolti in Canada dal 6 giugno al 5 luglio, come invece hanno fatto ben 8 nazioni Europee.

Come giustificare questa debacle?
In Italia il calcio è considerato dai più uno sport maschile e giustamente bisogna considerare anche l’aspetto culturale.
Si conoscono situazioni in cui è la stessa famiglia ad impedire ad una ragazza di praticare calcio, perché ritenuto uno sport solo per maschi, sconveniente sotto l’aspetto fisico, non salutare.

Cerchiamo di sfatare questa “leggenda metropolitana“, dal punto di vista medico il calcio praticato al femminile non è assolutamente svantaggioso, anzi, si può affermare con certezza che il calcio praticato dalle ragazze, a qualunque età, garantisce lo sviluppo psico-fisico e aiuta ad una crescita sana, senza citare l’aspetto sociale e di integrazione tipico degli sport di squadra.

Fino a 12 anni ragazzi e ragazze possono giocare insieme. Poi i ragazzi si avvantaggiano per la forza. La forza fisica da quell’età comincia a fare la differenza.
Sul piano tattico invece non ci sono grandi differenze. Sul piano tecnico neppure.
Le donne hanno piedi buoni che possono essere allenati, migliorati. Il calcio che fa per loro è quello spagnolo del tiki-taka, dove la tecnica prevale sulla forza fisica.

Le donne che praticano il calcio, entusiasmano perché, rispetto ai maschi, hanno dalla loro parte la capacità di attenzione e concentrazione, e una grande voglia di far bene e di imparare. Insomma, per capirci, non ci sono teste calde e stravaganti alla Balotelli, ma donne che nella vita sono madri, impiegate, studentesse, donne normali con la passione del pallone.
Sicuramente una maggiore presenza delle donne nel pianeta calcio farà bene e per questo investo volentieri e con entusiasmo il mio tempo.

Penso che le donne nel calcio possano non solo aumentare lo spettacolo ma rendere questo mondo più sano ed equilibrato.
Le donne possono aiutare anche il tifo ad essere meno esagitato, e spesso violento.

Concludo con una considerazione alla domanda provocatoria del titolo “Tacco o Tacchetti?” e rispondo che entrambi possono e devono coesistere e che di certo un “Tacco 12” o “12 Tacchetti” non fa differenza in quando chi li indossa è sempre una DONNA.






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