Congratulation Stefano, you are an “IRONMAN”

Queste le parole che ho sempre sognato da quando ho cominciato a fare triathlon.

Per chi non lo sapesse il triathlon è un la successione di nuoto bici e corsa, nel senso che prima si esegue una frazione di nuoto per poi salire in bici e infine correre al traguardo.

Le distanze sono le più svariate: si parte dal supersprint che sono rispettivamente 400 mt. di nuoto, 10 km in bici e 2,5 km di corsa per arrivare all’Ironman o superlungo che sono 3.800 mt di nuoto + 180 km di bici + 4.2195 mt. di corsa.

Chi corre anche pochi chilometri, magari nel weekend, inconsciamente vorrebbe prima o poi nella sua vita disputare una maratona; lo stesso vale per chi fa triathlon, disputando un Ironman!
L’ultima volta ho scritto della mia prima esperienza di una gara di triathlon ad Arona, riempiendo l’articolo di dati, numeri e tempi… ora non voglio fare cosi.

Voglio raccontare cosa è successo dal momento in cui ho deciso di partecipare all’IronMan di Zurigo, perché è da qui che comincia l’IronMan!!!

Per fare ciò devo introdurvi il coprotagonista di questa avventura, quello che da li in poi sarebbe diventato il mio “Socio“: Simone.

Simone l’ho conosciuto poco più di un anno fa al nostro primo incontro con la società di triathlon, la NoLimitsFriend; Simone aveva già disputato un mezzo Ironman e sarebbe venuto ad Arona a fare la frazione corsa della staffetta, mentre io mi apprestavo a fare il mio primo “mezzo”.

Da li è nata una bella amicizia e due volte la settimana, alle 7 di mattina, ci trovavamo a nuotare insieme in piscina.  Ed è proprio una mattina di Novembre, finito di nuotare e pronti per cominciare la nostra giornata lavorativa, Simone mi dice: “Ste, io mi sono iscritto a Zurigo! Cosa fai mi lasci andare da solo?!”.
“Sei fuori !” fu la mia risposta. Ma da li in poi questa cosa mi frullava in testa, ci continuavo a pensare a questa follia, ma alla fine a metà Gennaio ho ceduto.

La notifica sul cellulare dell’avvenuta transazione della carta di credito è stato come un gong all’inizio di un incontro di pugilato: oramai sei sul ring e devi combattere, non c’è più modo di tornare indietro.

Non ho obbiettivi di tempo, il mio unico obbiettivo è finirlo; il problema di una gara così lunga è che se si “manca l’obbiettivo” difficilmente si ha la possibilità di riprovarci nello stesso anno; questo perché, oltre a un motivo economico (le iscrizioni Ironman hanno un costo importante), è anche un discorso logistico e di preparazione. Ironman non fa tappa in Italia (solo Pescara sulla mezza distanza) e trovare un’altra destinazione vicina non è facile.

Il trucco è allenarsi al massimo, pur sapendo che non si potrà mai simulare la gara!

Mentre sulla parte nuoto e corsa ero abbastanza tranquillo, sapevo che nei prossimi 6 mesi dovevo lavorare molto sulla parte bici.
Le mie gambe ne avevano per 90 km… dovevo solamente raddoppiarli!!!

Dato che il periodo invernale non permetteva uscite in bici, sia dal punto di vista del clima che della luce, ho messo la bici sui rulli, in garage. “Rullavo” sempre più spesso, o la mattina prima di andare al lavoro, o la sera quando tutti erano già a letto, guardando film o DVD, perché rullare è di una noia mortale!

Quando è arrivata la primavera è stata una liberazione! Ho cominciato ad uscire con il mio Team di Triathlon e li ho imparato una serie di gesti ciclistici: il simbolo per i dossi, attenzione buca, stop, ecc… uscire in gruppo è bellissimo e si può farlo tranquillamente senza stare in 5 l’uno di fianco all’altro!

I chilometri ogni domenica aumentavano, 90 – 120 -150 e la sveglia suonava sempre più presto, 6.30 – 6.00 – 5.30, fino a farla suonare alle 4.20!!!

Finalmente si arriva ai famigerati 180 km, con un giro di oltre 6 ore, ma questa è solo un checkpoint del nostro lungo viaggio.

Oramai vedo più il socio che la famiglia, andiamo insieme a fare i 20 km di corsa il martedì mattina alle 6.00, il giovedì sempre alla stessa ora 60-80 km in bici, il mercoledì e il venerdì alle 7.00 in piscina per fare 160 vasche e la domenica per il lungo in bici con tutti i ragazzi del team NLF Triathlon di Carugate… lo tradisco sportivamente solamente con il mio collega Max, che da 5 anni ci spariamo 8 km in pausa pranzo con qualsiasi condizione meteorologica: pioggia, neve e addirittura il sole con temperature proibitive di questo Giugno-Luglio 2015.

Prendo anche la bici nuova, seguendo il consiglio di molti che dicono che il trucco di finire un Ironman è quello di scendere dalla bici “freschi” o perlomeno scendere dalla bici non sentendosi come alla fine di una serata con amici a bere Cuba Libre!

Arriva anche la mia prima foratura che mi mette la paranoia di non essere in grado di sostituire il tubolare e di conseguenza non concludere la gara.

Intanto il 21 Giugno partecipiamo al Triathlon Internazionale di Bardolino, primo Olimpico (1.500 mt + 40 km + 10 km) per me, Simone ed Andrea; siamo un bel gruppo NLF numeroso e questo è un test importante per provare tutte e tre le specialità insieme a meno di un mese dalla gara. Procede tutto bene fino alla domenica prima della gara, quando durante un combinato bici+corsa sento di nuovo il fastidio al piriforme, dal quale mi aveva curato Mattia l’anno prima, a pochi giorni dalla gara di Arona. Essendo in giro con Simone mi consiglia di passare dal suo studio in settimana per dare un’occhiata; eh si perché Simone è laureato in scienza motorie e lavora presso uno studio come chinesiologo.

Ma Mercoledì pomeriggio mi si bloccano le gambe. Dolore allucinante a entrambi i quadricipiti, come se fossero dei crampi ma non passano, non riesco neanche a piegare le gambe.

Durante la seduta di massaggio, Simone mi dice di stare tranquillo che è solo affaticamento, ma oramai il mio cervello ha cominciato a viaggiare… nonostante il “socio” mi faccia forza e dal suo pc in studio mi faccia vedere video “motivazionali” sull’Ironman io sono nel panico più totale: con elastici kinesio, muscoril e dolori a quattro giorni dalla gara.

Il sabato si parte per Zurigo con mio fratello, passiamo 3 ore in macchina a chiacchierare; penso di non aver quasi mai parlato per 3 ore consecutive con mio fratello, ma mi aiuta a tenere la mente occupata. E’ cresciuto molto, affrontando situazioni delicate, insopportabili e periodi un po’ bui in famiglia, senza neanche il mio supporto dato che io ero andato a convivere. Ma adesso l’uomo di casa è LUI!

Verso metà mattina raggiungo Simone, che si trova già lì e mi presenta Matteo, un altro compagno di avventura, al suo terzo Ironman. Andiamo a ritirare il pacco gara al village e camminando il dolore ritorna. Simone mi rimette i cerotti e butto giù un altro muscoril…speriamo… sono un mix di rabbia e rassegnazione; la paura di non terminare la gara si fa sempre più grande.

Verso le 15 è ora di andare a lasciare le bici in zona cambio; stranamente pedalando non sento dolore e questo mi riporta il morale alle stelle.  Lasciamo le bici e i due sacchetti con dentro il materiale per le transizioni nuoto-bici e bici-corsa, e attendiamo l’arrivo dei genitori e amici di Simone e Matteo. La sera mangiamo tutti insieme, come se fossimo una grande famiglia allargata, quindici persone in un minuscolo appartamento, ma tre di esse si sono oramai alienate… hanno già la testa alla gara, mentre arriva l’SMS dall’organizzazione che ci avvisa che a causa dell’elevata temperatura dell’acqua, la muta è vietata. Nonostante non sia un amante della muta, devo ammettere che aiuta molto sia come galleggiamento che come scorrevolezza sull’acqua.

Andiamo a letto, ognuno con i propri pensieri, immaginarsi e cercare di programmare il giorno successivo, anche se sa che non andrà mai come ce lo si aspetti. Notte prima degli esami.

Ore 4.20: suona la sveglia; colazione da campioni e poi via verso la partenza; sono talmente agitato che dimentico anche le borracce nel frigo e mio fratello insieme al fratello di Matteo fanno i salti mortali per portarmela in tempo utile.

Ore 6.30: la zona cambio chiude; tra circa 15-20 minuti saremo nel lago ad affrontare questa lunghissima gara; Matteo con esperienza scarica la tensione ridendo e scherzando, mentre io e Simo siamo di ghiaccio; solo una cosa ci accomuna: gli occhi lucidi.

Dal momento in cui la ragazza dell’organizzazione mi dice Good Luck e alza il suo braccio per indicarmi che posso iniziare la mia gara, e per le oltre 11 ore successive, si susseguono un insieme di ansia, felicità, paura, stanchezza, sudore, confusione, dolori, sorrisi, lacrime, gesti indimenticabili e paesaggi mozzafiato, il tutto intervallato da un tifo fantastico di persone sconosciute, campanacci, megafoni, parenti di Simone e Matteo e soprattutto mio fratello che nel momento di maggiore crisi mi passa un gel e mi dice: dai che è fatta.

Realizzo che ho tutti e quattro gli elastici colorati che indicano che ho percorso i quattro giri di corsa e che mi danno l’ accesso alla finish line.
Avevo già incontrato Matteo durante la corsa, mentre non avevo ancora visto Simone, lo vedo: sta bene, gli mancano alcuni giri , lo incito “CI VEDIAMO AL TRAGUARDO”; ma è forte e ce la farà; e come non potrebbe dato che non ha mai percorso una maratona e ha deciso di farlo per la prima volta alla fine di un Ironman: TITANICO

Sono passate poco più di 11 ore e 17 minuti e non ho il ben che minimo ricordo di cosa sia successo durante quegli ultimi metri, su quel tappeto, prima del traguardo… o forse si e voglio tenere quella emozione dentro di me, per il resto della mia vita.

Taglio il traguardo, mi danno una salvietta, una medaglia e scoppio in lacrime… tante lacrime. Mi offrono una birra foto ricordo e corro da mio fratello; lo abbraccio, piango, lo stringo, non mi voglio più staccare.

Solo dopo che vedo tagliare il traguardo anche da Matteo e Simone posso finalmente dire che ce l’abbiamo fatta. Missione compiuta!

Io e il socio ci abbracciamo, fortissimo, e ci lasciamo andare in un pianto liberatorio, di chi sa cosa ha dovuto passare per arrivare a tagliare quel benedetto traguardo; siamo come Sherlock Holmes & Dott. Watson, molto diversi ma che insieme trovano equilibrio e risultano sempre vincenti.

Foto di rito di tutto il gruppo, ringrazio e saluto tutti e via a casa, arrivo previsto 2.10.

La mattina dopo Ricky alle 7 è già li che mi abbraccia, come se fossi mancato da casa da una vita; non ho ancora realizzato, mi sembra una giornata normalissima.

L’unica sensazione che ho è di essermi alleggerito da un peso di tutte le persone che mi hanno sostenuto e sopportato per questi mesi, e anche nel loro piccolo mi hanno dato un contributo alla riuscita di questa “impresa”, e fortunatamente non le ho deluse!

Dalla famiglia, al gruppo NLF di Carugate, al il mio collega Massimo che ogni mezzogiorno veniva con me a correre,  passando per Diego e Leo che avevano concluso il loro primo Ironman qualche giorno prima rispettivamente a Nizza e Francoforte, a Beppe che mi ha dato consigli su come gestire il dolore e il Best che ha seguito con apprensione la mia gara su internet, quasi come una moglie che aspetta notizia dal fronte, del marito partito in guerra… in un certo qual modo mi sento di averli ripagati

Come diceva Alex Zanardi: Viverla è bellissimo, tagliare il traguardo è emozionante e gratificante, però in fondo quando tagli quel traguardo finisce un po’ tutto, quindi se non hai davanti agli occhi un nuovo progetto da mettere in cantiere…. Forse smetti di VIVERE.

Ed ora, ho una promessa da mantenere…

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